Il Mito di Ulisse
Non dimenticate che fu Ulisse, ed in particolare Ulisse Aldrovandi, a coniare, nel 1603, il termine "GEOLOGIA".
Il Mito di Ulisse
Presentazione
Il mito di Ulisse vuole essere qui trattato rivolgendosi a tutti quegli aspetti collegati alla leggenda, alle tradizioni ed alla tradizione aedica che faceva tramandare specifiche storiche, particolari eventi collegati agli usi, ai costumi ed alle tradizioni dei popoli oltre che alle loro origini.
In questo ambito rientra il Mare Mediterraneo, con la sua storia e la comunanza di derivazioni etniche, climatiche e di tradizioni stanziali dei popoli che nel tempo lo hanno arricchito di cultura. Da tali popoli diparte quella ricchezza e quella voglia di crescita intellettuale, legate al bisogno di conoscenza dell'ignoto, nonchè la ricerca materiale di nuovi spazi e di ambiti geo-climatici legati a sopravvenute esigenze metaboliche e tecniche utili alla sopravvivenza e ad una migliore qualità della vita.
Del mondo Antico ho, quindi, sempre visto nel mito di Ulisse quell'aspetto dell'intelletto umano che, necessitando di motivazioni e giustificazioni da dare al proprio comportamento, alle proprie scelte e strictu sensu ai suoi modi di pensare ed agire nella società, ha dato senso e significato all'origine.
L'aspetto che ho sempre amato della geologia è stato proprio quello della ricerca dell'origine e dello studio tecnico basato sull'analisi e sullo studio del passato.
In tal senso, il punto di forza dei popoli mediterranei nella prevenzione e nella previsione di un evento catastrofico da parte della natura nei confronti del cosiddetto progresso è rappresentato dai dati storici e dai dati tramandati dalla storia (i cosiddetti Annali o Dati Storici), collegati agli effetti diretti sulla civiltà oltre che alle testimonianze visive dirette.
Intorno a questo si è basata la mitologia dei popoli mediterranei, che rappresentava gli effetti e gli aspetti della natura come discendenza divina. Da qui nasceva il mito di Atlantide, il diluvio universale, il vagare di Ulisse, la transumanza del popolo di Israele e tanto altro. In tali ambiti se da un lato c'era l'aspetto vendicativo della natura, dall'altro c'erano gli aspetti di meraviglia, di godimento e sfruttamento compatibile delle risorse e di usufrutto piacevole di tutte le cose belle che la natura può offrire.
In tal senso il mio pensiero ha sempre accomunato la geologia come legame con la terra e l'ambiente come tutela della stessa.
Ragionando da filosofi e tenendo da parte la tecnologia, riprendendo la famosa teorizzazione dei corsi e ricorsi storici, sempre di più sto accomunando la fine del mondo mediterraneo ad opera dei romani con l'attuale fine del mondo occidentale ad opera degli americani. In tutti e due i casi, anche se con particolari e ancoraggi al sociale diversi, la fine è iniziata con la cosiddetta e ben nota globalizzazione e con tutti i legami tra i popoli basati sul benessere e sulla follia della ricerca dello stesso a tutti i costi. In questo caso il benessere rappresenta una degenerazione in cui il possesso ed il bene materiale hanno prevalso sulla tradizione, la cultura ed il legame con le origini.
Il Mito di Ulisse nasce quindi per storicizzare tramite la mitologia e la leggenda tutte le interconnessioni storiche e storicistiche che collegano la ricerca e la valorizzazione delle origini, la giustificazione e l'attribuzione di forti motivazioni alle tradizioni nonchè la vanità per la cultura ed i livelli cognitivi operanti nelle società. Il Mito di Ulisse vuole rappresentare di fatto quel sottile filo che ha sempre unito le civiltà mediterranee. In tal senso anche la tettonica, la sismica, la vulcanologia e la climatologia rappresentano nei fatti il filo che lega queste civiltà ed il mito.
E' intorno a questo baricentro in cui civiltà, cultura, forze endogene, forze esogene e markers dello stato dell'ambiente si uniscono a generare quell'ancora di salvezza per l'intero mondo attorno a cui creare il ritorno alla rinascita a partire da Noè e dalla transumanza delle stirpi generate dai suoi figli per ricreare un mondo che una catastrofe naturale, il diluvio universale, si è avviato a generare quelle forze che attorno al Mediterraneo hanno motivato e dato un senso vero e meraviglioso alla vita.
Tutti i popoli sono generati da un unico padre (Noè) ed il mito di Ulisse è quello che per certi versi, per i legami alla leggenda e per i continui richiami all'origine li riconduce e li colloca alla volontà di ricreare in grande quella famiglia che eventi ed egoismi avevano allontanato anche dalla via di un mondo giusto e solidale.
E' chiaro e risulta evidente che la mia passione mediterranea porta ad evidenziare ed a supervalutare i legami ma mi piace vivere nel mito e nella ricerca dell'origine. Tra l'altro il mio metodo è differente e più economico di quello usato al CERN e probabilmente fa sognare di più. La ricerca documentale consente, in questo caso, più divagazione.
Noè compare per la prima volta in Genesi come figlio di Lamech e nipote di Matusalemme. Egli è dunque il nono nella linea generazionale dei discendenti di Adamo attraverso Set.
Secondo Genesi Noè aveva seicento anni quando il diluvio si abbatté sulla Terra; morì a 950 anni; era ancora vivo quando nacque Abramo.
Noè ebbe tre figli: Jafet, Sem e Cam, anch'essi portati sull'arca unitamente alle mogli per proseguire la stirpe degli uomini. Ciascuno di essi avrebbe dato vita ad una stirpe di popoli: Sem i semiti, Cam i Camiti, Jafet i popoli delle isole occidentali o Giapeti.
Questa antica tradizione, accettata tuttora dagli studiosi, i popoli che anticamente vivevano nei paesi attorno al Mediterraneo si distinguevano in tre grandi gruppi,, differenziati per la lingua, le credenze religiose, il modo di vivere: i Semiti, i Camiti, i Giapeti.
Al gruppo semitico appartengono i Babilonesi, gli Assiri, gli Ebrei, i Fenici.
Il gruppo camitico comprendeva le tribu' egizie.
Il gruppo giapetico, detto oggi piu' comunemente indoeuropeo, perche' dalle originarie pianure dell'Asia Centrale si diffuse e stanzio' in India ed in Europa, si distingueva in vari popoli, come gli Ittiti, i Medi, i Persiani, gli Elleni (o Greci), gli Italici.
Agli Indoeuropei fu dato anche il nome di Arii o Ariani, nome che essi assunsero in India e che vuol dire "nobile".
Linearmente le tre fasce di Esiodo
possono essere le tre fasce dei figli di Noe'
(alla "koine' etiopica meridionale" si affiancano
quella semitica-ligure e quella giapetica-
scitica):
- fascia meridionale, Camiti (Etiopi di Esiodo)
- fascia centrale, Semiti (Liguri di Esiodo)
- fascia settentrionale, Giapetici (Sciti di
Esiodo, che vengono effettivamente considerati
discendenti di Giapeto)
- in particolare, in un apocrifo il confine tra
Semiti e Giapetici e' il fiume Tina (dicono sia
il Dnepr ucraino e avere i Semiti nei Carpazi e'
un'altra conferma di come buona parte dell'Europa
fosse ligure-semitica)
Negli archivi segreti del Vaticano potrebbero essere i frammenti di Esiodo geografo come sembrerebbe sia ivi tenuto il ritorno di Nearco dall'India.
Dalla ricerca delle origini che ci riporta nell'ambito mediterraneo a risalire ai primi abitanti della terra (Noè sarebbe la nona generazione dopo Adamo) si arriva alla ricerca dell'origine non dell'uomo ma dell'Universo.
L'esperimento fatto in Svizzera con l'acceleratore di particelle LHC (Large Hadron Collider) effettuato presso il CERN in un anello di 27 chilometri posto a cento metri di profondità per far scontrare a velocità enormi dei protoni rappresenta di fatto l'onnipotenza alla quale l'uomo nella sua follia mira.
Il programma:
Inizialmente l'intensita' dell'energia sarà piuttosto bassa, 450 Gev (ossia 450 miliardi di elettronvolt), ma in breve tempo questa verrà portata a cinque TeV (5.000 miliardi di elettronvolt) e quindi a sette TeV (7.000 miliardi di elettronvolt) entro un anno, e quando i fasci si scontreranno l'intensità di energia raggiunta sarà di 14 TeV, la più alta mai raggiunta da un acceleratore.
L'acceleratore Lhc, che dovrebbe ricreare i primissimi momenti successivi al Big Bang, un tremiliardesimo di secondo dopo, ha, dunque, aperto ufficialmente la caccia a quella che ormai viene definita la "particella di Dio", il Bosone di Higgs, particella elementare prevista dal Modello Standard (la teoria che descrive tutte le particelle elementari ad oggi note e tre delle quattro forze fondamentali note, ossia le interazioni forti, quelle elettromagnetiche e quelle deboli) teorizzata nel 1964 dal fisico Peter Higgs. Nel mirino di Lhc non c'è solo il Bosone di Higgs, ma anche la ricerca di evidenze che confermino l'esistenza della materia oscura, dell'antimateria, per poi vedere se esistono particelle del tutto nuove e dimensioni spaziali o dimensioni addizionali come quelle previste dalla Teoria delle Stringhe.
Tornando all'uomo, esso in Italia apparve in epoca lontana, durante l'Eta' Paleolitica, come e' dimostrato dai resti di dimore, particolarmente numerose sul versante orientale dell'Appennino e a sud del Po.
Anche in Italia, come già' era accaduto in Oriente, il fatto principale che avvio' l'uomo verso la civiltà' fu l'invenzione dell'agricoltura. L'agricoltura da noi si diffuse dapprima nelle zone costiere meridionali, poi tra i cacciatori delle zone interne; verso il terzo millennio a.C. la maggior parte degli abitanti delle pianure viveva prevalentemente del lavoro dei campi. Cio' e' documentato dall'archeologia: in Puglia, ad esempio, risulta che in quel periodo su una superficie di circa 50 chilometri per 80 esistevano quasi 200 villaggi di agricoltori, formati per lo più' di case rotonde circondate da fossati.
Fra il terzo e il primo millennio giunsero in Italia diversi gruppi nomadi indoeuropei, che appresero l'agricoltura e si stanziarono stabilmente. Primi in ordine di tempo furono i Latino-Siculi, che diffusero l'uso del rame (dando origine nella penisola all'Era dei metalli), e adottarono dagli indigeni le abitazioni su palafitte.
Un'altra ondata migratoria ebbe inizio verso la meta' del II millennio e porto' in Italia gli Osco-Umbri, che si stanziarono specialmente nella pianura padana, in particolare nelle zone di Parma, Mantova, Vicenza, dove fondarono numerosi villaggi su palafitte, detti terremare (da "terra marna" ovvero terra nera).
Intorno al 1000 a.C. incomincio' in Italia l'Eta' del ferro. Cio' e' dimostrato, fra l'altro, dagli scavi compiuti presso Bologna, a Villanova, scavi che hanno portato alla luce centinaia di oggetti, in particolare punte di frecce, fabbricati con questo metallo.
Nell'eta' del ferro si compi' nella nostra penisola il passaggio dalla preistoria alla storia, con la comparsa delle prime forme di scrittura. Cio' avvenne per opera di due nuovi popoli apparsi in Italia: gli Etruschi, che si stanziarono fra il Tevere e l'Arno circa nel X secolo a.C., nella regione che da loro prese il nome di Toscana (da "Tuscia" ovvero terra dei Tusci, che e' abbreviazione di Etruschi), i Greci, che si stabilirono in Sicilia e nell'Italia meridionale circa duecento anni più' tardi, intorno all'VIII/VII secolo a.C.
Ed è qui che ha inizio il mito di Ulisse con il cantore Omero che dalla sua scuola iniziò a tramandare le notizie che variamente elaborate sono giunte sino a noi.
Di seguito partendo dalla guerra tra Troiani e Greci (Iliade e triade) e passando per l'Odissea, l'Alessandra e l'Eneide (come derivazione della fuga daTroia a causa del cavallo di Ulisse cercheremo di vedere e analizzare l'incidenza del mito ai giorni nostri sulla cultura sulle origini e sulla storia e volendo anche sulla comune origine delle religioni mediterranee dalla mitologia e dalla comunanza dell'origine comune dei popoli mediterranei.
Il mito era presente negli Etruschi, nei Romani, anche in Scandinavia ed ha ispirato la letteratura moderna con J. Joyce e Dante. Molte città, molti paesi e molte aree e terre raccontano di una presenza derivata o diretta nella loro fondazione o nella loro storia. Per questo si arriva ad assegnare in alcune leggende la stessa origine di Roma ad Ulisse. Città come Palestrina, Frascati, Anzio e tante altre hanno nella storia Ulisse o i suoi discendenti. Lo stesso imperatore Tiberio (vedete il museo di Sperlonga) vantava le sue origini da Ulisse e da ciò le tante rappresentazioni che ornavano le sue ville. Tanti autori locali fanno giornalmente a gara ad individuare la dimora di Circe, la tomba di Elpenore, la grotta di Calipso o la dimora delle sirene. A dare il nome a Napoli fu un'Arpia o una sirena e così via.
Quello che accomuna tutto ciò sono i meravigliosi luoghi mediterranei, con la loro cultura che si sono strutturati lì dove la placca africana e quella euroasiatica si spingono e si scontrano contentendosi quello specchio d'acqua che è il mare mediterraneo ed intorno al quale prima le trilobiti, poi le ammoniti, dopo ancora le rudiste ed i coralli e fino ad oggi l'uomo hanno vissuto di un'origine comune.
Attorno a questo mito ruotano i mondi del vino che spesso ha condizionato la vita di questi popoli sia nei symposii, sia come bevanda nelle cerimonie di morte, come ex-voto agli dei e come astuzie per far fuori i figli di Efeso e cioè i ciclopi o come bevanda magica per trasformare i compagni di Ulisse o come bevanda che porta ad una morte stolta come per Elpenore.
1- Introduzione
2- Il viaggio di Ulisse:
3- I Re Greci a Troia e le loro terre
4- I luoghi e il mito di Omero
5- La tomba di Virgilio e Napoli
6- Ulisse e gli Etruschi
7- La Tabula Iliaca
8- I figli di Ulisse (il proseguio dell'Odissea)
8.1- Fondazioni di città
9- La guerra di Troia nella Triade